Proponiamo di seguito il discorso introduttivo alla prima giornata del convegno, pronunciato dal segretario generale del Movimento Federalista Europeo, Roberto Castaldi, alla tavola rotonda dedicata a “Altiero Spinelli e la politica europea dell’Italia e il suo ruolo nel processo di unificazione europea”. La tavola rotonda che si è tenuta alla Camera dei deputati è stata organizzata nell’ambito del convegno “L’eredità e l’attualità di Altiero Spinelli”, in occasione dei  quarant’anni dalla sua scomparsa. L’evento è stato promosso e organizzato dal Movimento Federalista Europeo e il Movimento Europeo in Italia a Roma, dal 21 al 22 maggio con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito pubblico il pensiero federalista di Spinelli e la sua attualità in una fase segnata dal ritorno della guerra, dalla crisi dell’ordine internazionale e dalla fragilità politica dell’Unione europea.

Grazie di aver accettato di partecipare a questa tavola rotonda su “Altiero Spinelli e la politica europea dell’Italia e il suo ruolo nel processo di unificazione europea”, che Spinelli ha influenzato per vari decenni, favorendo un’ampia convergenza tra le forze politiche di ogni colore. Ha collaborato con le forze europeiste laiche e la DC di De Gasperi, ma poi è riuscito a portare all’europeismo prima il PSI di Nenni, poi il PCI di Berlinguer, e infine il MSI di Giorgio Almirante, che nel 1984 sostenne il Progetto Spinelli al Parlamento Europeo, ritenendo che tra USA e URSS l’unica possibilità di essere davvero sovrani e indipendenti fosse come europei.

Spinelli parlava con tutti perché non agiva sulla base della frattura destra-sinistra, ma sulla nuova linea di divisione proposta dal Manifesto di Ventotene, tra federalisti e nazionalisti. Nelle parole del Manifesto:

“La linea di divisione fra partiti progressisti e partiti reazionari cade … lungo la sostanziale nuovissima linea che separa quelli che concepiscono come fine essenziale della lotta quello antico, cioè la conquista del potere politico nazionale – e che faranno, sia pure involontariamente, il gioco delle forze reazionarie … – e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopreranno in primissima linea come strumento per realizzare l’unità internazionale”.

Dove i nazionalisti hanno preso il potere e tentato una svolta autoritaria demolendo lo stato di diritto, come in Ungheria e Polonia – e negli USA – si afferma la linea di Ventotene con coalizioni di tutte le forze europeiste. Non illudiamoci, può toccare a tutti i Paesi. Anche alla Germania, alla Francia e all’Italia. E per evitarlo è meglio unire prima le forze democratiche e europeiste, invece di farlo solo dopo aver permesso ai nazionalisti di vincere e avviare una svolta illiberale.

Il crollo dell’ordine mondiale e il vuoto di potere europeo, portano ad avere guerre tutto intorno all’UE, dall’Ucraina al Medio Oriente – con costi umani ed economici enormi – senza che gli Stati membri o l’Unione svolgano un ruolo attivo per costruire la pace e un nuovo ordine mondiale.

Spesso si attacca l’Unione Europea dicendo che è un gigante economico, un nano politico e un verme militare. Ma in realtà ciò significa che l’Unione è forte e gli Stati membri deboli. Perché dove hanno accettato di condividere almeno in parte la sovranità, nell’economia, l’Europa è ancora uno dei maggiori poli economici mondiali con USA e Cina, e presto l’India. Dove la sovranità è rimasta nazionale, su politica estera e difesa siamo nani e vermi! E perciò incapaci di contribuire alla pace. Spettatori impotenti delle guerre, ma colpevoli, perché potenzialmente in grado di incidere se uniti.

Il liberum veto è stato la causa della scomparsa della Polonia come Stato, spartita tre volte tra Russia, Prussia e Impero asburgico. Lo stesso può succedere all’Europa nella morsa di Russia, Cina e USA. “Siamo soli insieme” nell’efficace sintesi di Draghi. La presidenza Trump costituisce una spinta e una finestra di opportunità per condividere la sovranità su politica estera e difesa, energia e fiscalità, che non può essere persa. Il costo della sovranità nazionale in questi campi è talmente alto che senza superarla siamo spacciati.

I 27 Stati membri insieme hanno la seconda spesa militare mondiale, spendono il 30% degli USA, con una capacità del 10%. Cioè 2/3 della nostra spesa per la difesa NON produce NULLA in termini di sicurezza. Perché abbiamo 27 difese nazionali, inefficaci e costose, non inquadrate in un sistema di difesa europea. La sovranità nazionale sulla difesa ci porterà a spendere il 5% del PIL senza avere alcuna capacità di deterrenza e distruggendo il nostro modello sociale.

Paghiamo l’energia il doppio degli USA, il che nel medio periodo porterebbe alla deindustrializzazione dell’Europa. Ma uno studio dello University College di Dublino mostra che con una griglia energetica europea il costo scenderebbe del 32%. E se facessimo gli acquisti in comune probabilmente otterremmo uno sconto del 20%, sfruttando il fatto che una serie di gasdotti arrivano solo in Europa ed essendo il più grande importatore di energia al mondo. Invece la sovranità nazionale sull’energia porta a farci concorrenza tra Italia, Germania, Olanda, ecc. e a suicidarci economicamente. Specialmente l’Italia che non ha investito sulle rinnovabili e dipende dal gas, e oggi chiede flessibilità per misure tampone, dopo aver chiesto di rallentare sul Green Deal, mentre chi ha accelerato, anche grazie a RepowerEU a al Next Generation EU, come la Spagna – che ha la nostra stessa geografia e clima – ha una quota molto maggiore di rinnovabili e paga l’energia meno di tutti in Europa.

Il Rapporto Letta mostra che non avere un mercato finanziario unico e un titolo di debito pubblico europeo come bene rifugio porta ogni anno 300 miliardi di risparmio europeo ad essere investito negli USA. La sovranità nazionale ci porta a finanziare l’economia di Trump, mentre ci impone dazi e ci tratta come vassalli.

Uno studio della Commissione del 2019 mostrava che armonizzando la tassazione sulle imprese al livello mediano avremmo 250 miliardi di gettito in più all’anno, tutti dalle multinazionali che spostano la residenza fiscale in Irlanda, Olanda e Lussemburgo – che non lo fanno certo le PMI, i panettieri, i bar, ecc. La sovranità nazionale sulla fiscalità permette alle grandi multinazionali di non pagare tasse per 250 miliardi l’anno, con cui potremmo finanziare gli investimenti per la transizione ecologica e digitale e la difesa europea, come proposto dal Rapporto Draghi.

Un’Unione con un governo federale avrebbe dunque le risorse per rilanciare lo sviluppo economico e per creare una difesa europea con una capacità di deterrenza sufficiente a permetterci di giocare un ruolo internazionale attivo per la pace e un ordine mondiale basato sul suo stesso principio di condivisione della sovranità e costruzione di istituzioni sovranazionali per garantire pace, cooperazione e sviluppo, com’è accaduto in Europa tra Stati che per secoli si sono fatti la guerra e hanno trascinato con sé tutto il mondo.

I cittadini europei lo sanno e lo vogliono. L’Eurobarometro e molti sondaggi mostrano che 2/3 degli europei vorrebbero che l’Unione parlasse con una voce sola nel mondo, e avesse una politica estera e di difesa unica. Per arrivarci serve un’iniziativa, a partire dagli Stati disponibili. Anche la moneta unica è partita con 11 Stati! Schengen con 5!

Oggi siamo tutti Spinelli a Ventotene, nel senso che siamo testimoni del crollo dell’ordine mondiale e dobbiamo pensarne uno nuovo e diverso, come fece il Manifesto per un’Europa libera e unita nel 1941, nel mezzo della Seconda guerra mondiale. E agire sulla base della linea di divisione tra federalisti e nazionalisti proposta dal Manifesto di Ventotene a livello nazionale, europeo e mondiale.

In Italia per ora c’è un’offerta politica contraddittoria, con coalizioni divise proprio sul tema centrale da cui dipende la possibilità di rispondere alle crisi in corso sul piano geopolitico, della sicurezza, dell’energia e quindi dello sviluppo economico e del modello sociale: la condivisione di sovranità, il superamento dell’unanimità, la creazione di una difesa e una fiscalità europea, il sostegno all’Ucraina.

Il 2027 vedrà elezioni politiche in Francia, Italia, Spagna, Polonia, Grecia, Finlandia, Estonia, Slovacchia e Malta. Non saranno elezioni nazionali, ma saranno elezioni in cui si deciderà il futuro dell’Europa. Se queste elezioni porteranno a governi europeisti nei maggiori Paesi, si potrà creare una finestra di opportunità per un’iniziativa di condivisione della sovranità e di rilancio dell’unità politica europea. Se in uno di questi vinceranno i nazionalisti la finestra si chiuderà. La responsabilità che grava sulle forze politiche europeiste di costruire un’offerta politica vincente e coerentemente federalista è storicamente enorme.

Perciò, le domande che il Movimento Federalista Europeo pone a ciascuno di voi e alle forze politiche che rappresentate sono dunque le seguenti.

  • Se condividete la prospettiva federalista, come intendete perseguirla?
  • Ad esempio, siete disponibili a redigere insieme una Risoluzione parlamentare che impegni il governo a proporre e sostenere l’utilizzo delle clausole passerelle per superare l’unanimità, della convocazione di una Convenzione di riforma dei Trattati, come chiesto dal Parlamento Europeo nel 2023; e a esigere che in qualsiasi Trattato di adesione nelle norme volte ad adattare l’UE all’allargamento sia inserito il superamento dell’unanimità?
  • Che iniziative proponete per costruire una difesa europea? Ad esempio siete disponibili a redigere insieme una Risoluzione parlamentare che impegni il Governo a sostenere una maggiore integrazione nel campo della difesa, mediante la creazione di una forza multinazionale europea attraverso la Cooperazione Strutturata Permanente, l’acquisizione congiunta di strategic enablers, mediante la PESCO o attraverso i Joint Undertakings (forme di collaborazione pubblico-privato in cui partecipano sia la Commissione che gli Stati membri); a chiedere il rafforzamento dell’accordo Berlin Plus tra UE e NATO per permettere all’UE di utilizzare il centro di comando e controllo della NATO Shape – l’unico in grado di coordinare le difese nazionali e una forza multinazionale significativa – anche fuori dal quadro NATO (l’80% del personale di SHAPE è dei Paesi UE) o a creare un centro di comando e controllo europeo adeguato?
  • Siete disponibili a lavorare insieme per far sì che il Parlamento italiano proponga di tenere delle Assise interparlamentari per spingere sulla costruzione di una difesa e di una politica estera europea, sul modello di quelle del 1990 a Roma, che aprirono la strada che portò al Trattato di Maastricht e all’Unione monetaria.
  • Il prossimo 25 marzo 2027, saranno 70 anni dei Trattati di Roma. In quell’occasione cercheremo di fare una grande iniziativa europea a Roma, per chiedere il completamento dell’unità politica dell’Europa. Siete disposti a mobilitarvi? A proporre ai vostri partiti europei di tenere un loro congresso in quell’occasione per portare a Roma quante più persone possibili a lanciare un grande messaggio unitario per la federazione europea?

Grazie ancora dell’attenzione e di aver accettato il nostro invito.

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